Il lettore, l'autore e la problematica
dell' autobiografia del Settecento
Gabriele Del Rossi
Boston College
Il tema della mia presentazione verterà su alcune
questioni relative alla memorialistica italiana del Settecento. Mi soffermerò
sul duplice ruolo del lettore: nell’atto della scrittura e nella recezione
dell’opera. L’analisi del genere memoralistico mi permetterà
di proporre una tesi secondo la quale il lettore è il co-autore del
testo in questione.
Esaminando la Vita di Vittorio Alfieri scritto da se medesimo e i
Mémoires di Carlo Goldoni, cercheró di dimostrare come
il destinitario, insieme al mittente, determina alcuni momenti fulcri della
scrittura; soprattutto il proposito dell’opera delineato dall’autore.
In questo contesto il concetto della “verità autobiografica,”
su quale intendo soffermarmi, si mostrerà più specifico e più
complesso. È “l’orizzonte d’attesa” del lettore
che delinea la “verità” delle esperienze autoriali. Infatti,
la stessa “verità” potrà essere formata in conessione
a “l’orizzonte d’attesa” del lettore, e non all’atto
di scrivere autobiograficamente.
Nella seconda parte della mia presentazione, dimostrerò come il destinatario
“crea” l’autobiografia nell’atto di leggerla. Il lettore
sarà difatti l’interprete di un dato lavoro autobiografico, dandolo
un significato. L’interpretazione del testo contribuisce alla formazione
del suo significato. L’autore viene smarcherato nel corso della lettura
dell’opera: il significato si materializza nell’interpretazione,
come suggerisce Ferdinand de Saussure nel Course in General Linguistics.
Mi appoggerò in seguito alla problematica di The Death of the Author
di Roland Barthes in cui “la morte dell’autore” fa nascere
il lettore. Quindi come possiamo definire il genere autobiografico se il destinatario
dell’opera è il suo “co-autore?”